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3 mostre, una prospettiva unica
GreenWhaleSpace 
in occasione di ArtCity 2026, nell''ambito di ArteFiera

IMAGO VIVA Laura Frasca Susan Cavani e Cristina Malcisi

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Eden Anna Caterina Masotti

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Born to be Delicius Roberto Savio

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IMAGO VIVA
Laura Frasca


in collaborazione con
Susan cavani
cristina malcisi


Opening
Mercoledì 4 febbraio ore 18.00-21.00
​

Laboratorio Artigiano
Vicolo Mandria 5 Bologna
campanello: Susan Cavani

ArtCity White Night sabato 7 febbraio dalle 17.00 alle 22.30

giovedì 5 febbraio 18.00-20.00
venerdì 6 febbraio 18.00-21.00
domenica8 febbraio 17.00-20.00
Corpo, Rito e Materia Simbolica tra Luce e Sospensione
Laura Frasca



…a poco a poco viene l’ora di morire.
Banana Yoshimoto - KITCHEN



Questa mostra non è una semplice collezione di fotografie, ma l’esposizione del diario performativo di un’esistenza, un’indagine visiva sulla costante oscillazione tra vita e morte.
Ho avuto il privilegio di assistere ai primi passi di Cristina nel mondo della fotografia e di vederla fiorire in un’artista che ha saputo rendere il proprio corpo non un soggetto da ritrarre, ma il palcoscenico di una vera e propria performance esistenziale. Le sue immagini, soprattutto gli autoritratti, sono divenute strumenti essenziali della sua sopravvivenza e della sua rinascita di fronte alla sfida contro tumore al seno.
È qui che risiede l'urgenza tematica del progetto: il cancro non è solo una malattia, ma un'esperienza che impone un senso di morte continuo, dovuto non solo alla potenziale recidiva, ma anche all'invasività delle cure mediche. Questa condizione, fatta di sospensioni e ritorni, giustifica il concetto di resurrezione continua che è al centro del nostro lavoro e che eleva la lotta di Cristina a paradigma universale. La sua è una lotta che, con dignità e coraggio, continua ad affrontare.
L'orafa Susan Cavani ha dato la spinta iniziale al progetto, proponendo un racconto visivo su Cristina in cui l'utilizzo delle sue creazioni – pensate per donne resilienti come la natura – si integra alla narrazione.

La Seduzione dell'Immagine e la Crisi dello Sguardo

Il nucleo di questa ricerca affonda le radici in una riflessione personale maturata negli ultimi anni: il trauma causato dalla morte di mia madre, ed altre persone a me molto care, ha consolidato in me la consapevolezza che la morte sia un elemento inscindibile dalla vita. Questa esperienza si è congiunta a una più ampia meditazione sul ruolo della fotografia in un'epoca di saturazione visiva.
Siamo bombardati da immagini cruente che giungono in tempo reale dai campi di battaglia, dai conflitti in Ucraina e Palestina, attraverso la diffusione immediata dei social media. Come rifletteva Susan Sontag in Davanti al dolore degli altri, la costante esposizione a queste immagini forti e violente finisce per annichilire la nostra capacità di reazione e di vero riconoscimento del significato della morte. Siamo talmente saturi da non credere più all'immagine stessa.
Il progetto IMAGO VIVA nasce proprio da questa necessità: contrastare l'imbarazzo e la rimozione sociale della morte. Se, come suggerisce la critica di Jean Baudrillard, la nostra società ha espulso la morte al punto da renderci tutti, metaforicamente, dei morti viventi che negano il proprio destino, l'arte deve agire come risveglio. L’atto di esporsi è un atto etico.
Mi sono ritrovata a riflettere sullo sguardo autentico che la fotografia può ancora offrire: l'intento è quello di cercare, come fece Roland Barthes in La Camera Chiara, quel particolare che punge e scuote, il punctum, proprio come egli fece nella ricerca del ritratto perduto della madre. Qui, cerco lo sguardo essenziale rivolto alla morte e alla rinascita.
L’operato artistico, dunque, si configura come una sorta di atto rivoluzionario: dare piena importanza sia alla vita che alla morte, riportando la riflessione sul ciclo vitale al centro del dibattito, senza alcun pudore.
È in questo contesto che il corpo di Cristina, esposto nella sua verità più vulnerabile, si oppone all'espulsione della morte tipica della nostra società. Seguendo il pensiero di Baudrillard, il nudo performativo di Cristina è un atto di seduzione e di scambio simbolico. Non si tratta di esibizione, ma di un potere di fascinazione che, attraverso l'immagine, distrae e neutralizza il destino clinico. L'atto di mostrarsi è, dunque, una ritorsione contro l'assenza minacciata: il corpo si fa presenza iper-reale per contrastare la sua sparizione. Il cuore concettuale di questo progetto si ispira alla filosofia di Jean Baudrillard, in particolare nella sua critica all'espulsione della morte dalla società occidentale, dove il trapasso viene reso invisibile e quasi ignobile. Cristina, attraverso l’obiettivo, compie un gesto radicale: il suo corpo, esposto nella verità più vulnerabile, si offre come simbolo che sfida questa rimozione.
È in questa tensione che si inseriscono le serie in bianco e nero. Esse non sono solo scelte estetiche, ma l'estrema concentrazione formale del dilemma: ci muoviamo sulla soglia tra l'essere e il non essere, tra l'ombra della fine e il lampo della rinascita. La rappresentazione di questa dualità è un atto di sfida continuo, attraverso cui l'artista riafferma il ciclo vitale nel campo del visibile e del rito.

Il Velo Bianco (Morte e Tregua): Ispirata al sublime Cristo Velato di Sanmartino, Cristina coperta dal velo bianco (The Mother of Sleep) incarna l'istante della quiete, la morte intesa come liberazione serena.
Il Velo Nero (Serie The Third Day - Resurrezione e Lotta): Il velo nero, al contrario, simboleggia l'annuncio di un nuovo risveglio, il salto nel buio di una fase successiva: la promessa della continua resurrezione.


LINFA: Il Gioiello come Anello di Congiunzione

Questa installazione intima, allestita nello spazio dedicato all’arte orafa di Susan Cavani nel Ghetto Ebraico di Bologna, celebra la profonda connessione tra l'arte del corpo e la creazione orafa. L’opera scultorea LINFA, realizzata da Susan, diventa un elemento narrativo essenziale e materia simbolica.
LINFA è una danza tra foglie: succulente, sempreverdi e caduche, realizzate interamente a mano in ottone, rame e argento con diverse finiture. Susan ha creato un dialogo tra foglie di edera, quercia, senecio, ginko e monstera, un gran vociare immaginifico che riecheggia la connessione umana al di là delle differenze. Le foglie reali da cui l'artista ha tratto ispirazione sono racchiuse in bottigliette di vetro, completando il loro rito di passaggio in attesa di tornare alla terra. Queste creazioni accompagnano Cristina sia negli scatti in studio che in esterni.
Come autrice del progetto, ho voluto creare una connessione indissolubile con la Natura, un'ispirazione che condivido con Susan. Credo nell'esistenza di un equilibrio fondamentale che unisce la Natura esteriore (gli elementi come alberi e foglie) alla nostra stessa natura umana, poiché è un principio insito nel ciclo vitale. La Natura ci insegna inoltre che non esistono differenze: le convivenze più complesse coesistono e sopravvivono nello stesso luogo; un elemento non esclude l'altro, ma contribuisce al tutto. La nostra opera desidera richiamare l'attenzione su questo legame vitale, spesso dimenticato, e sulla sua intrinseca forza rigeneratrice.
Nelle fotografie dominate dall'autunno, ho cercato di rispecchiare questa ciclicità e la forza della Natura attraverso i suoi elementi: il fluire dell'acqua, il tronco d'albero caduto e le rocce riflettono l'inesorabilità del ciclo. Qui, le foglie di metallo simboleggiano la rigenerazione: la caduta non è un crollo, ma l'atto vitale che nutre il ciclo successivo. Nelle serie in bianco e nero ispirate alla Resurrezione, i gioielli assumono una connotazione sacra e ancestrale. Indossati dal corpo velato, sono oggetti-simbolo che legano la vita ad un rito liminale, richiamando le pratiche dei popoli antichi, dai Faraoni in poi, che accompagnavano i defunti con gli oggetti che ne definivano l'esistenza. L'uso della Polaroid, infine, sottolinea la fragilità e la preziosità dell'istante.

IMAGO VIVA è un invito a percorrere il filo dell'esistenza di Cristina, riconoscendo nel suo coraggio, nella sua arte e nella materia forgiata di Susan Cavani, un monito universale sulla bellezza della lotta e l'inesorabile promessa della rigenerazione che ritroviamo nel profondo legame con la Natura.

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Eden
Anna Caterina Masotti

Testo curatoriale a cura di Benedetta Donato, allestimento a cura di Laura Frasca - promossa da Azimut Capital Management Spa - in collaborazione con Green Whale Space
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Orari di apertura ART CITY Bologna:

giovedì 5 febbraio h 9-18.30

venerdì 6 febbraio h 9-18.30
sabato 7 febbraio h 10-13 | 17-24
domenica 8 febbraio h 10-13 | 16-20

Orari di apertura ordinari:dal lunedì al venerdì h 9-18.30

Orari di apertura ART CITY WHITE NIGHT: sabato 7 febbraio h 10-13 | 17-24

Ingresso libero


C’è un punto esatto in cui il mondo ci tocca. Non lo vediamo, ma lo sentiamo.
Una pressione leggera, un alito d’aria sulla pelle, un battito d’ali che non resta.
Questa mostra nasce dal gesto invisibile.
Una farfalla che si posa su una spalla nuda.
Il mondo che tocca il corpo e il corpo che lo riceve senza difese.
Il corpo diventa paesaggio sensibile, non oggetto narrativo.
Una fontana disegna un cerchio di luce sull’acqua.
Il cerchio di luce non è lì per noi: è con noi.
Vibra, scivola, si forma. E nel suo gesto ci riconosciamo.
Corpo e materia si ascoltano in silenzio.
Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa. Una forma viva prende respiro.
Le immagini non raccontano una storia, sono soglia:
un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.
Fiori, edera, cortecce e farfalle diventano simboli di una connessione profonda e antica, che si manifesta nei gesti, nei corpi, nei dettagli più intimi.
Raccontano il contatto tra umano e vegetale: un omaggio visivo alla leggerezza e alla forza vitale della natura.
Ho ricercato un immaginario fatto di forme sinuose, silenzi poetici, e armonie tra pelle, ali e cortecce.
Mi sono ispirata al Liberty che tanto amo, esprimendo un’estetica fatta di linee morbide, sfioramenti e presenze eteree.
Vorrei invitare lo spettatore a posare lo sguardo su quel luogo silenzioso in cui la natura e l’umano non sono opposti, ma si appartengono.
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Attraverso dettagli fugaci -una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia- si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra.
Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani.
Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni.
Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa.
Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa e respira.
La figura umana è presenza discreta, punto di incontro tra fragilità e forza.
Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande.
In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra.
Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla e ci ricorda che vivere è appartenere.

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DESIGNED TO BE DELICIOUS
FROM RAW MATERIAL TO CULT STATUS:
FOOD AS CONTEMPORARY ART
A cura di Laura Frasca
Promossa da Green Whale Space in collaborazione con De Diseño
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Orari di apertura ART CITY Bologna:

giovedì 5 febbraio h 18-21

venerdì 6 febbraio h 10-12.30 | 16-19
sabato 7 febbraio h 10-12.30 | 16-23
domenica 8 febbraio h 16-19

Orari di apertura ordinari:h 10-12.30 | 16-19

Orari di apertura ART CITY WHITE NIGHT:sabato 7 febbraio h 10-12.30 | 16-23

IngressoLibero
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In occasione di Arte Fiera nell’ambito di Art City Bologna e in profonda risonanza con il tema concettuale di questa edizione, Cosa Sarà, l’esposizione DESIGNED TO BE DELICIOUS si configura come un’indagine visiva e speculativa sul divenire del gusto e dell’estetica alimentare.
L’allestimento si dispiega in un ricercato intervento site-specific all’interno di De Diseño, uno spazio che, fin dalla sua genesi negli anni Ottanta, ha elevato il design d’arredo a vera e propria disciplina progettuale. De Diseño è uno studio di architettura e idee mobili nel cuore di Bologna, noto per curare spazi intimi e pieni di sapore, dove la qualità manifatturiera italiana e spagnola è tradotta in soluzioni abitative su misura.
Questa location si rivela la cornice ideale per il progetto di Roberto Savio, stabilendo un ponte concettuale tra due processi di trasformazione: se De Diseño si dedica a plasmare lo spazio in un luogo funzionale e disegnato sull’individuo, l’opera di Savio focalizza l’attenzione su come l’arte e il design elevino la materia prima del cibo (raw material) a un vero e proprio oggetto di culto (cult status). L’esposizione innesca così un eloquente dialogo tra il design per l’abitare e l’estetica sofisticata del design per il mangiare. 
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Nelle vetrine esterne, due immagini emblematiche - tra cui si impone Crème caramel avec Zophobas Morio, l’audace proposta dal progetto #entomophagy - fungono da manifesto e provocazione intellettuale: quale sarà il nostro canone del delizioso domani?
Le scelte curatoriali riflettono l’attuale scenario gastronomico d’eccellenza, dove i concorsi dedicati all’alta cucina non celebrano soltanto la sapienza della ricetta, ma l’assoluta perfezione formale e il design del piatto.
La selezione delle opere è tratta da un corpus di progetti di Roberto Savio che anticipano le tendenze future, tra cui f53 | Visioni sul futuro del cibo e The Usual but Better - The design of the 3D printed pasta.
Questi lavori si attestano come visioni programmatiche che interrogano il nostro futuro alimentare, orientandosi verso nutraceutica, sostenibilità e novel food (insetti, funghi, alghe). L’artista non si limita a ipotizzare il futuro, lo fotografa come attualità evoluta, dimostrando che il progettare il futuro è un processo continuo e stratificato che si interseca con il cambiamento culturale, sociale ed ecologico.
La fotografia di Savio trascende il genere, elevando il soggetto con una meticolosità tecnica e una disciplina compositiva straordinarie. Il suo dominio luministico, quasi ossessivo nella sua precisione, crea pennellate luminose che esaltano la tessitura dell’impiattamento, conferendo alle composizioni un formalismo pittorico degno di una collocazione museale. Il risultato è un’architettura fotografica, frutto di una collaborazione fondamentale con chef come Beatrice Guzzi, in cui il piatto diviene un progetto concettuale studiato per esistere come opera d’arte a sé stante.
L’artista, attraverso la sua lente, assume la responsabilità di indicare una possibile direzione verso cui orientare il nostro personale percorso di food design.
In particolare, il coffee-table book The Usual but Better - The design of the 3D printed pasta realizzato per Artisia by Barilla, vincitore del prestigioso 30th International GOURMAND AWARDS 2025, e le relative immagini esposte, illustrano come Savio sia già responsabile della creazione di un immaginario concreto sulla cucina di domani. Le trenta immagini straordinarie della sezione Le forme 3D in tavola, non sono semplici documentazioni: ognuna di queste immagini, per il suo rigore estetico e la sua visione futuristica, si configura come un vero e proprio oggetto da collezione per gli appassionati di design e alta gastronomia.
Forma, cultura e percezione
L’indagine artistica di Savio si inserisce autorevolmente in quella tradizione che ha ridefinito il complesso rapporto tra forma, cultura e percezione visiva. I riferimenti scelti sottolineano il rigore geometrico alla base della sua composizione e, al contempo, il mutamento di status che l’oggetto alimentare subisce all’interno del suo lavoro.
Il Neoplasticismo di Piet Mondrian fornisce la chiave di lettura per comprendere la disciplina compositiva di Savio. L’artista trasforma il piatto in un vero e proprio campo di forze, definito rigorosamente da linee, curve e geometrie elementari. Il rigore compositivo degli still life fotografati da Savio si allinea concettualmente all’essenzialità mondrianiana, dove ogni elemento - sia esso il cibo, una salsa o la stoviglia stessa - contribuisce a un equilibrio visivo assoluto. Questa struttura ortogonale e la purezza formale richiamano l’essenzialità del Neoplasticismo, dimostrando come il design gastronomico sia, nella sua essenza più profonda, una questione di rapporti spaziali calibrati.
Dalla merce all’icona: la riconcettualizzazione dell’oggetto
L’opera dell’autore incarna la lezione fondamentale della ri-contestualizzazione dell’oggetto appresa da Marcel Duchamp e Andy Warhol. L’atto fotografico di Savio isola il piatto per conferirgli uno status di culto e renderlo un ready-made concettuale, proprio come Duchamp elevava oggetti comuni a ready-made. L’artista sposta l’attenzione dal consumo alla contemplazione. Parallelamente, Savio applica l’analisi mediatica di Warhol con una prospettiva contemporanea: se Warhol feticizzava il cibo di massa, Savio opera il medesimo processo sul cibo del futuro. Le sue immagini esaltano l’artificio tecnologico di progetti avanguardistici, come la pasta stampata in 3D (The Usual but Better) e le materie prime innovative quali alghe e funghi. Attraverso questo sguardo, Savio trasforma la ricerca gastronomica più avanzata in un’icona di innovazione e lusso concettuale, proiettando la nostra cultura alimentare ben oltre la sua funzione pratica e nutrizionale.
DESIGNED TO BE DELICIOUS è, in definitiva, un invito a guardare il cibo come un’opera complessa, studiata per essere deliziosa nell’estetica quanto nel gusto e come cartina al tornasole per comprendere cosa sarà il nostro futuro alimentare e culturale.
Laura Frasca
Click here to edit.

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Roberto Savio Photographer

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via Manin 9c, 40129 Bologna
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Collection prints only available for sells. Please contact me in private for assignments, exhibitions, questions or prints orders.
​© Laura Frasca Photographer P.iva 03652261201 - All Rights Reserved. ​
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